Napoli, anni ’70 e ’80. Prima degli smartphone, la nostra “PlayStation” era il vicolo e le regole le dettava la strada.
Vi ricordate la Guainella? Non quella dell’Ottocento con le carrube, ma quella cruda che abbiamo vissuto noi. Ci si arroccava dietro le vecchie Fiat 127 o le Alfasud parcheggiate, trasformandole in vere trincee.
Gli scugnizzi più piccoli facevano da “rifornitori”, correndo tra i cantieri a raccogliere pietre e cocci. Era una vera guerriglia urbana: vetri rotti, lamiere ammaccate e, purtroppo, spesso qualche corsa al pronto soccorso per una testa aperta.
La regola era spietata: la banda con meno feriti a fine giornata vinceva e si prendeva il territorio degli sconfitti. Era una questione di coraggio, di appartenenza e di rispetto.
Una Napoli che non esiste più, ma che portiamo ancora addosso, a volte con una piccola cicatrice.
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