L’amore ossessivo di una mamma

Fare la mamma è il compito più difficile del mondo; deve essere presente e distante, rimanendo in un equilibrio instabile. Il percorso è emozionante, ma anche pieno di insidie.


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“Il venticinquesimo Natale”


Il legame tra madre e figlio nasce già nel grembo materno e, da quel momento, prende forma un vincolo profondo e indissolubile. Questo rapporto accompagna la crescita del bambino fino all’età adulta.
Tuttavia, per alcune madri, il distacco è un ostacolo difficile da superare. Convinte che i figli non siano in grado di affrontare la vita senza di loro, li crescono a “pane e ansie”, trasmettendo insicurezza, paura del nuovo e bassa autostima. Un figlio allevato così rischia di diventare un adulto fragile, poco autonomo, incline a cercare partner dominanti che possano guidarlo e offrirgli quelle cure e quel sostegno che un tempo riceveva dalla madre.

Quando l’amore materno diventa eccessivo, può trasformarsi in un abbraccio soffocante: toglie l’aria, limita gli spazi vitali, impedisce la crescita e la piena maturità emotiva. Le madri iperprotettive diventano vigili oltre misura, invadenti, sempre presenti, pronte a sostituirsi ai figli nei loro bisogni. Credono di sapere quale sia la scelta migliore in ogni ambito: la scuola da frequentare, il partner da amare, lo stile con cui vestirsi o persino come radersi.

Il passaggio all’età adulta del figlio rappresenta per queste madri un trauma. Incapaci di trasformare il legame in una relazione equilibrata tra adulti, rischiano di scivolare, senza volerlo, in atteggiamenti egoistici, narcisistici o manipolatori, talvolta mascherati da seduzione affettiva. Anche la scelta della compagna ideale diventa un terreno di scontro: nessuna donna è mai abbastanza giusta — troppo alta, troppo bassa, troppo esigente o troppo remissiva, straniera o semplicemente “non all’altezza”.

Quando non riescono a ottenere ciò che desiderano, alcune madri ricorrono a strategie sottili: sintomi, malanni e ansie attribuiti al comportamento del “figlio ingrato”, creando così un legame di dipendenza reciproca.
Le conseguenze di questo rapporto sono profonde: emanciparsi diventa un’impresa ardua e tagliare il cordone ombelicale richiede una forza di volontà straordinaria. Solo un’intensa motivazione può spingere il figlio a una ribellione emotiva, fino a conquistare la propria libertà sociale e mentale.

Ma, anche allora, resta una verità intramontabile: la mamma è sempre la mamma.


Il romanzo ci conduce nella vita della signora Rita, una madre instancabile che riversa ogni respiro, ogni gesto, nel prendersi cura della casa e, soprattutto, dei suoi figli. Ma, col tempo, quell’amore così totale si tinge di ombre, diventando un legame soffocante, quasi prigioniero della sua stessa intensità.
Luigi, il figlio prediletto, cresciuto all’ombra di quell’affetto avvolgente, si ritrova un giorno a guardarlo con occhi nuovi: ciò che aveva sempre creduto amore puro si rivela essere un sentimento malato, capace di ferire quanto di proteggere.

Buona lettura.


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“Il venticinquesimo Natale”




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