Maria Rosaria: La “Banca” del Rione Santa Brigida

Nel ventre del Rione Santa Brigida, prima che i picconi del Risanamento ne cancellassero per sempre i vicoli, la sopravvivenza aveva il profumo della legna arsa e dell’olio bollente. Qui, nel suo “basso” sempre affollato, la signora Maria Rosaria non si limitava a sfamare il quartiere: gestiva quella che molti consideravano la banca più umana della città.

​Il rito era quasi sacro nella sua semplicità. Un facchino o una ricamatrice si avvicinavano al banco; con 2 soldi (circa 10 centesimi di lira) potevano acquistare una pizza fritta dorata e fumante. Ma Maria Rosaria sapeva leggere la fame negli occhi. A chi era in difficoltà estrema, insieme alla pizza avvolta nella carta paglia, consegnava con discrezione una moneta da 1 Lira (una somma che valeva quanto venti pizze).

​Il patto non era scritto su carta, ma scolpito nell’onore: il cliente mangiava, intascava il denaro e se ne andava. Aveva esattamente otto giorni per tornare. Alla scadenza del termine, il debito andava saldato restituendo 1 Lira e 2 soldi. In pratica, il cliente restituiva il prestito e pagava la pizza consumata una settimana prima, insieme a un piccolissimo “soprapprezzo” per la fiducia accordata.

​Non era un credito per tutti. Maria Rosaria apriva la sua cassa solo a chi “apparteneva” al rione, a chi aveva una faccia conosciuta e una parola da difendere. Non c’erano contratti, solo lo sguardo severo della pizzaiola che fungeva da garanzia.
​Chi non riusciva a saldare non veniva denunciato alle guardie, ma subiva una punizione molto più amara: la scomunica sociale.

Maria Rosaria smetteva di salutare e il vicolo intero, per solidarietà verso la donna che aiutava tutti, voltava le spalle al debitore. In una Napoli dove il rispetto era l’unica vera moneta, essere “cancellati” dalla considerazione di Maria Rosaria significava diventare invisibili nel proprio stesso rione.


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